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Relazione Prof. Marco Battaglia – 23/11/2011

UNA CHITARRA PER GIUSEPPE MAZZINI

La passione di uno dei maggiori “padri della patria” per la chitarra sarà rievocata ascoltando uno strumento a lui appartenuto (con etichetta Gennaro Fabricatore, Napoli,1811). Marco Battaglia, suo attuale proprietario, concertista di fama internazionale, introdurrà e interpreterà alcuni brevi brani di autori indicati nelle lettere e nella “Filosofia della musica” di Mazzini.

Non è noto a molti che una delle maggiori personalità del Risorgimento, Giuseppe Mazzini, fosse appassionato cultore della musica e della chitarra. Testimonianze eloquenti in tal senso sono le numerose lettere che scrisse alla madre dai suoi esilii in Svizzera e a Londra chiedendo spartiti per lo strumento, la sua “Filosofia della musica” pubblicata a Parigi su “L’Italiano” nel 1836 (opera in cui ad esempio Gioachino Rossini è tra i musicisti maggiormente elogiati) e alcune chitarre a lui appartenute e conservate in collezioni pubbliche (Museo del Risorgimento di Genova e Domus Mazziniana di Pisa, i luoghi di nascita e di morte del patriota) oltre che nella mia collezione privata. Si legga, ad esempio, un passaggio da una lettera alla madre del 22 maggio 1835, in cui scrisse: “…bensì quando mi inviate qualche cosa, inviate pure qualche poca musica che deve rimanervi – mi distrarrebbe – intendo sempre di autori: Giuliani, Legnani, Moretti, etc. – Carulli no, per amor di Dio – non dimenticate certo grosso fascicolo grosso assai, trentasei studi, se ben ricordo, di Legnani – è un capriccio che m’è venuto, non so perchè, ma me ne vengono assai di rado; sono scusabile -“. Già da queste brevi righe si può facilmente comprendere le conoscenze del repertorio chitarristico che il patriota possedeva tanto da sviluppare preferenze nell’ambito della produzione di vari autori, oggi considerati capisaldi della letteratura per lo strumento tra i quali Mauro Giuliani (di cui solitamente propongo, nei concerti-conversazione su questo argomento, un brano specificamente citato in una lettera e una delle 6 “Rossiniane”, pot-pourris su temi di celebri opere del Pesarese) e Luigi Rinaldo Legnani (anche in questo caso interpreto proprio dei Capricci e non degli Studi  – qui la memoria di Mazzini fa un po’ di confusione, ma pare all’ultimo di ricordarsene, scrivendo “è un capriccio che m’è venuto”…).

E non poteva mancare uno dei più grandi virtuosi dell’Ottocento, il suo concittadino Niccolò Paganini (anch’egli più volte citato in varie lettere), autore, come è noto, di molti brani per chitarra.

Interessante è, inoltre, il carteggio con Giuseppe Verdi che Mazzini conobbe personalmente e al quale chiese di scrivere un inno nazionale su un testo di Goffredo Mameli. Così scrisse il musicista al genovese da Parigi il 18 ottobre del 1848:“Vi mando l’inno, e sebbene un po’ tardi, spero vi arriverà in tempo. Ho cercato d’essere più popolare e facile che mi sia stato possibile. Fatene quell’uso che credete: abbruciatelo anche se non lo credete degno.(…) Possa quest’inno, tra la musica del cannone, essere presto cantato nelle pianure lombarde. Ricevete un cordiale saluto da chi ha per voi tutta la venerazione“. Il brano fu pubblicato l’anno seguente.

A Londra, dove visse per moltissimi anni, Mazzini fondò una scuola in cui diversi bambini italiani, che giungevano nella città in condizioni miserabili ed erano ignobilmente sfruttati per chiedere l’elemosina, trovavano finalmente una dignitosa ospitalità e un’educazione seria. Per sostenere questa scuola risultavano indispensabili i fondi ottenuti da un concerto annuale organizzato appositamente. Molti famosi cantanti e strumentisti amici di Mazzini appoggiarono questa iniziativa: tra costoro troviamo anche il grande chitarrista romantico Giulio Regondi.

La chitarra appartenuta a Mazzini che ora ascolterete, oggi di mia proprietà, in origine appartenne alla famiglia discendente dal Marchese Gaspare Ordoño de Rosales, un facoltoso patriota che aiutò economicamente Mazzini e lo ospitò anche nella sua casa durante l’esilio svizzero ad Andeer, nel Canton dei Grigioni. Si tratta di uno strumento di uno dei due liutai che ‘si firmavano’ Gennaro Fabricatore, tra i migliori del tempo: loro chitarre sono conservate in molti importanti musei del mondo. Particolare curioso è la datazione dello strumento: 1811, duecento anni esatti a oggi, e nell’anno dei festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia!

Marco Battaglia

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